Legislazione e fiscalità.
Oggi tratteremo un aspetto molto importante del Marketing multilivello, le leggi che lo regolamentano in Italia e i doveri verso il Fisco. Torneremo ancora sui concetti di Schema Ponzi e Sistema piramidale e ti faremo capire perché il Marketing multilivello, quando rispetta determinati requisiti, è un sistema di vendita perfettamente legale e che non c’entra nulla con altre attività che sono delle vere e proprie truffe.

Quindi cominciamo a capire cosa dice esattamente la Legge numero 173 del 2005 relativa all’attività di Marketing multilivello, che cosa ci dice in merito alle attività che sono corrette, quindi legali e cosa ci dice, invece, per quelle illegali. Cominciamo con il ribadire che il Marketing multilivello è comunque uno schema piramidale, quindi cerchiamo innanzitutto di capire cosa legalmente si intende per schema piramidale e poi vediamo quali sono quelli considerati leciti e quali no.

Lo schema piramidale consiste fondamentalmente nel fatto che chi inizia questa attività ha un profitto non solo dai guadagni sulle proprie vendite fatte direttamente, ma anche dalle vendite fatte dalla sua rete di distribuzione, chiamata downline. Questa è la base del Marketing multilivello, che ripetiamo, è uno schema piramidale a tutti gli effetti.

Ma la vera differenza, che deve essere fatta sempre, è che ci sono schemi piramidali leciti (Marketing multilivello) e schemi piramidali illeciti (o schema Ponzi e Catene di Sant’Antonio). Al fine di essere il più chiari possibile non vi pubblichiamo il testo completo della Legge ma ci soffermeremo solo sugli articoli che ci interessano e che sono il 5 il 6 e il 7.

Legge 17 agosto 2005, n. 173
“Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 2 settembre 2005


ART. 5. (Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene)

  1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.
  2. È vietata, altresí, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

ART. 6. (Elementi presuntivi)

  1. Costituisce elemento presuntivo della sussistenza di una operazione o di una struttura di vendita vietate ai sensi dell’articolo 5 la ricorrenza di una delle seguenti circostanze:
    a) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di acquistare dall’impresa organizzatrice, ovvero da altro componente la struttura, una rilevante quantità di prodotti senza diritto di restituzione o rifusione del prezzo relativamente ai beni ancora vendibili, in misura non inferiore al 90 per cento del costo originario, nel caso di mancata o parzialmente mancata vendita al pubblico;
    b) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di corrispondere, all’atto del reclutamento e comunque quale condizione per la permanenza nell’organizzazione, all’impresa organizzatrice o ad altro componente la struttura, una somma di denaro o titoli di credito o altri valori mobiliari e benefici finanziari in genere di rilevante entità e in assenza di una reale controprestazione;
    c) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di acquistare, dall’impresa organizzatrice o da altro componente la struttura, materiali, beni o servizi, ivi compresi materiali didattici e corsi di formazione, non strettamente inerenti e necessari alla attività commerciale in questione e comunque non proporzionati al volume dell’attività svolta.

ART. 7. (Sanzioni)

  1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque promuove o realizza le attività o le strutture di vendita o le operazioni di cui all’articolo 5, anche promuovendo iniziative di carattere collettivo o inducendo uno o più soggetti ad aderire, associarsi o affiliarsi alle organizzazioni od operazioni di cui al medesimo articolo, è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno o con l’ammenda da 100.000 euro a 600.000 euro.
  2. Per le violazioni di cui al comma 1 si applica la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento con le modalità di cui all’articolo 36 del codice penale e della sua comunicazione alle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale.

Nell’articolo 5, comma 1 di questa Legge ci viene detto chiaramente che sono vietati quegli schemi piramidali dove, nella sostanza, l’attività di reclutamento prevale rispetto alla vendita del prodotto. Quindi possiamo desumere che il Marketing multilivello è una attività perfettamente lecita quando l’attività principale è quella di promuovere un prodotto reale dell’azienda, mentre è una attività illecita quando lo scopo principale è reclutare altre persone.

Questo si può evincere anche dal consiglio che vi do adesso. Nel momento in cui verrete reclutati in un’azienda di Marketing Multilivello, pagherete una quota d’ingresso. L’azienda, a fronte di questa quota, vi spedirà un kit con all’interno dei prodotti, un po’ di materiale pubblicitario e un contratto da firmare dove è riportato il codice che vi accompagnerà fino a quando resterete nell’azienda (generalmente un anno solare, poi, se vorrete, dovrete rinnovare). Su questa quota d’ingresso il vostro sponsor non prende nessuna provvigione, questa è un’azienda seria.

Diffidate, invece, delle moltissime aziende che entrano sul mercato al solo scopo di creare uno schema piramidale illecito, queste pagheranno provvigioni anche sulla quota d’ingresso delle persone che entrano nella rete o downline. Questo è di fondamentale importanza, ricordatelo sempre.

Sempre nell’articolo 5 al comma 2 della Legge ci viene anche detto che sono vietate le cosiddette “Catene di Sant’Antonio”, perfetto sinonimo dello schema Ponzi (vedi articolo), quelle che sono dei veri schemi piramidali illeciti. In questo tipo di schema piramidale, spesso, non c’è nulla da promuovere, non esiste un prodotto, ma il focus è solo quello di far entrare nuove persone.

Per ovviare a questa mancanza del prodotto, alcune aziende cercano di giustificare la loro legalità con l’offerta di servizi presenti o che verranno inseriti in futuro, ma attenzione, perché non sempre un servizio può essere interpretato come un prodotto, il filo che separa queste due categorie è troppo sottile. In caso di servizi offerti, io personalmente, voglio sempre informarmi di cosa si tratta, se mi vengono promessi in futuro, preferisco aspettare.

Adesso, alcuni di voi, potrebbero obiettare sul perché lo schema Ponzi è considerato illegale, in fondo si tratta, in un modo o nell’altro, di un business dove poter guadagnare. E’ illegale perché è un sistema totalmente illusorio e che prima o poi collassa sempre, lasciando sul tappeto una marea di persone che perdono soldi a vantaggio di poche che si arricchiscono. Nei primi tempi questi schemi reggono sempre, ma più la base composta dai nuovi entrati si allarga e soprattutto quando raggiunge la saturazione, cominciano le difficoltà e tutto viene giù. La saturazione avviene quando le quote di ingresso dei nuovi entrati non riescono nemmeno più a pagare le provvigioni di quelli che stanno sopra, la upline.

Per capire come poter entrare in uno schema piramidale lecito (Marketing multilivello) e non rischiare di cadere in uno schema piramidale illecito (schema Ponzi), vi consigliamo di leggere il nostro articolo Marketing multilivello contro schema Ponzi.

Vediamo adesso quali sono gli obblighi fiscali inerenti il sistema del marketing multilivello e ci concentreremo sulla figura del “promoter” anche detto “sponsor”. Sulle provvigioni che matureremo dalla nostra attività c’è una tassazione da rispettare ma quando e in che misura?

Questa è una tassazione molto agevolata e vediamo nello specifico come funziona. Chiariamo innanzitutto che la tassazione in qualità di sponsor è la stessa sia che venga svolta in modo occasionale, cioè con guadagni inferiori ai 5.000 euro netti all’anno, sia che venga svolta in modo professionale, con provvigioni oltre i 5.000 euro netti all’anno e quindi obbligo di aprire una Partita Iva. In ognuno dei due casi la tassazione è sempre la stessa. E’ una tassazione che non prevede la classica sottrazione dei costi sostenuti dalle provvigioni maturate e non prevede nemmeno una tassazione con aliquote a scaglioni.

La tassazione in questo caso parte da un reddito imponibile forfettario che viene calcolato facendo la somma delle provvigioni percepite nell’anno solare e invece di togliere i costi sostenuti si applica una percentuale che in questo caso è del 78%. Quindi, facendo un esempio pratico, se io nell’anno solare ho ricevuto provvigioni pari a 10.000 euro, il 78% di 10.000 è uguale a 7.800 euro e su questa cifra bisogna applicare l’aliquota del 23% a titolo di imposta. Andrai sempre a pagare il 23% di imposta indipendentemente dall’ammontare delle provvigioni ricevute.

Considera che se, per caso, tu dovessi svolgere la stessa attività da dipendente o, anche se molto raro, come promoter dipendente dell’azienda, in questo caso la tassazione sarebbe con scaglioni dal 23% a salire fino al 43% a seconda dell’ammontare delle provvigioni. La tassazione è considerata agevolata per il fatto che nel caso che interessa a noi, del promoter, questi non è un dipendente dell’azienda ma è un incaricato delle vendite che viene retribuito a provvigione.

Un altro aspetto interessante di questa forma di tassazione, è che questo 23% è a titolo di imposta, cioè che queste imposte che ti sono state trattenute dalle provvigioni sono a titolo definitivo. Il vantaggio pratico è che non hai nemmeno bisogno di inserirle nella dichiarazione dei redditi proprio perché questo importo è considerato a titolo di imposta, non a titolo di acconto di imposta che poi deve essere conguagliato, sono in tutto e per tutto definitive.

E’ Importante però sapere che anche se non hai l’obbligo di inserire queste provvigioni nella dichiarazione dei redditi, sei invece obbligato ad effettuare tutti gli adempimenti relativi all’IVA, soprattutto nel caso si sia di fronte ad una attività di promoter di tipo professionale. Si definisce attività occasionale quella citata prima in cui l’ammontare delle provvigioni non superi i 5.000 euro netti all’anno, qualora le provvigioni siano superiori ai 5.000 euro siamo in presenza di una attività professionale.

Quindi nel caso di attività occasionale non c’è obbligo di aprire la Partita Iva, nel caso di attività professionale c’è sia l’obbligo della Partita IVA che l’obbligo di tutti gli adempimenti fiscali relativi, quali il versamento dell’IVA e la presentazione della dichiarazione annuale, la classica denuncia IVA.

Ma, nel caso del promoter, anche gli adempimenti in presenza di Partita Iva sono semplificati rispetto ad altri soggetti che non rientrano nella figura dell’incaricato alle vendite. Bisogna comunque procedere nel seguente modo: obbligo di fatturazione, cioè dovrai emettere fattura nei confronti della tua azienda, tenere i registri IVA, cioè i registri dove vanno registrate sia le fatture di vendita che di acquisto, obbligo del calcolo e liquidazione dell’IVA, quindi il calcolo dell’IVA da versare mensilmente o ogni tre mesi, e l’obbligo della dichiarazione annuale.

Non c’è invece l’obbligo della tenuta delle scritture contabili, cioè non sei obbligato a tenere la contabilità in modo analitico e dettagliato.